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COMO
- Chiesa di San Carpoforo
Nel
V secolo il vescovo Felice fonda nella zona a
ridosso della collina del Baradello
la prima cattedrale della città, trasformando
il tempio intitolato a Mercurio in una chiesa cristiana e dedicandola
a Carpoforo.
Scavi archeologici condotti in loco a metà
Ottocento hanno riportato alla luce un pavimento in opus
sectile costituito da lastre triangolari e romboidali
bianche e nere, alcune delle quali sono ora murate
sulla parete sinistra della scala che scende
alla cripta
insieme a tre della decina di iscrizioni
romane rinvenute negli scavi.
Con lo spostamento della cattedrale in un luogo
più vicino alla città, la chiesa di San Carpoforo
decadde fino a quando, nel 724 il re dei Longobardi Liutprando
decise di ristrutturarla e ingrandirla.
Al 1040, data della consacrazione, quando si era già intervenuti
una seconda volta sull’edificio, risalgono le parti che
arrivano fino al coro
e all’attiguo
monastero affidato ai monaci benedettini, mentre
abside e cripta sarebbero costruite
in epoca successiva, reimpiegando anche reperti
romani di provenienza funeraria e materiale
di epoca medievale.
La chiesa si pensa fosse contraddistinta da un doppio
transetto, di cui oggi se ne vede solo una
parte.
Alla basilica si accede da due ingressi
laterali, uno situato all’interno del cortile dell’antico
monastero e l’altro situato sul lato opposto, quello nord.
La facciata non presenta ingressi siccome è
addossata alla collina, i cui smottamenti l’hanno interrata
per metà della sua grandezza, e un esame dell’interno
della chiesa conferma inftti l’assenza di un portone d’entrata.
La torre slanciata risale al XII secolo, ed è
costituita da un paramento
murario in conci regolari di Sasso di Moltrasio, una pietra calcarea
proveniente dalle cave del Lario.
Il campanile è caratterizzato da quattro specchiature delimitate
da lesene
angolari e cornici di archetti ciechi romanici; le aperture sono
rappresentate da feritoie
nei primi due livelli, monofore
nel terzo e trifore
a colonnine nella cella campanaria.
L’edificio
odierno è a tre navate
e diviso in cinque campate
irregolari ed è dominato da un ampio presbiterio
sopraelevato, in cui si inserisce un semplice coro e l’ambone,
databili alla seconda metà del XVI secolo, a cui si accede
da una doppia scalinata.
 
L’abside
maggiore risulta costruita con una tecnica accuratissima, tramite
l’alternanza di pietre bianche e nere che decorano l’ambiente.
Altro elemento
caratteristico della chiesa è la presenza dell’abside
minore, situata al termine della navatella settentrionale, non
intuibile all'esterno perché ricavata nello spessore del
muro; ugualmente invisibile all'esterno è il transetto,
delimitato internamente dai due grandi arconi della navata centrale.
La cripta,
sottostante il presbiterio e destinata nel medioevo ad essere
chiesa invernale, è un ambiente ripartito in tre navatelle
terminanti in absidiole ricavate in spessore di muro, con tre
monofore e piccoli oculi
rivolti a oriente; è coperto da volte
a crociera con archi acuti sorretti da sei colonnine monolitiche
di granito con capitelli scolpiti a fogliami.
Dietro al piccolo altare, rivestito in epoca barocca con marmi
policromi, si trova l’urna che per secoli conservò
le reliquie del Protovescovo Felice.
La
Cappella Rinascimentale dell’Assunta è
l’unico ambiente della chiesa in cui compaia una decorazione
pittorica, è della seconda metà del ‘500,
completamente affrescata con una "Madonna in trono fra angeli,
San Gerolamo e un Vescovo", rappresentati sullo sfondo prospettico
di una città.
Altri affreschi
coevi ritraggono "San Gerolamo Eremita" e, nelle lunette
della volta, scene dell’"Annunciazione", della
"Visitazione" e della "Circoncisione".
In fondo alla chiesa c’è un affresco settecentesco
raffigurante il "Battesimo di Cristo".
Pianta
della chiesa tratta da:
F.
De Dartein, Etude sur l’architecture lombarde, Novindustria,
Como, 1863
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